Una corretta alimentazione può contribuire a migliorare la condizione fisica e psichica, così come, se sbilanciata, può influire negativamente sullo stato di salute. Le Intolleranze Alimentari, ben distinte dalle Allergie Alimentari, sono reazioni, che avvengono nel nostro organismo, determinate dall’ingestione di alcuni alimenti principali e che provocano una serie di disturbi e disagi a volte difficili da inquadrare. Tali sintomi possono essere a carico dei diversi organi e apparati come: astenia, colon irritabile, dermatiti, ritenzione idrica, asma, insonnia, eccesso ponderale.
L’identificazione e l’eliminazione dalla dieta degli alimenti responsabili, per un periodo variabile dai 30 giorni ai 3 mesi, porta alla risoluzione della sintomatologia.

Il Cytotest® è il metodo utilizzato per diagnosticare le intolleranze alimentari e si basa sull’alterazione dei leucociti a contatto con gli allergeni alimentari liofilizzati essiccati. Ai pazienti risultati positivi ad una o più sostanze si suggerisce di eliminarle completamente dall’alimentazione per un periodo che dipende dal grado di reazione riscontrato.
L’eliminazione ha come obiettivo quello della disintossicazione dell’organismo ed in particolare permette di ottenere la perdita di memoria da parte dei globuli bianchi che quel particolare alimento è tossico per l’individuo.

intolleranze alimentari

Le intolleranze alimentari non sono perenni. Normalmente, dopo un periodo di astinenza gli alimenti risultati positivi possono essere reintrodotti nella dieta evitando assunzioni quotidiane che potrebbero facilitare un nuovo accumulo di tossine nell’organismo.
Le intolleranze alimentari sono una reazione cronica ad alimenti assunti frequentemente (grano, latte, pomodoro, olivo, caffè ecc.) non sempre evidenziabile semplicemente perché il disturbo che provocano non segue immediatamente l’assunzione ma può avvenire a distanza di tempo, anche fino a 72 ore dopo. Si possono manifestare con sintomi e malattie a carico di qualsiasi organo, apparato o sistema e il fenomeno si può accompagnare a disturbi di assuefazione, dipendenza e relativa astinenza in caso di sospensione. I sintomi non sono proporzionali alla quantità dell’alimento intollerato introdotto, quindi non sono dose-dipendente, anche piccole quantità possono mantenere l’intolleranza. Sono frequenti reazioni trasversali tra alimenti della stessa famiglia biologica o gruppo, quindi assumere alimenti collaterali vuol dire non disintossicare l’organismo e mantenere l’intolleranza. Fondamentale è quindi la compilazione dello schema dietetico fatto dal Nutrizionista che dovrà sostituire gli alimenti intollerati con alimenti analoghi alternativi per bilanciare l’apporto dei nutrienti.